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Temporary
Management
1. Cos'è il
Temporary
Management
(TM)
2.
Cosa non è il
TM e con cosa non va confuso
3.
Quando utilizzarlo
4.
Perché le aziende scelgono un TM?
5. Come trovare
il manager adatto
6.
E per le PMI?
3.
Quando utilizzarlo
Aziende
e imprenditori si chiedono spesso quando
sia opportuno prendere in considerazione il TM per la risoluzione di
specifiche
problematiche di gestione.
Una prima risposta può venire dalla classificazione
che normalmente si fa per gli interventi di TM:
- management transitorio
(gestione di fasi di
copertura di improvvisi e temporanei vuoti manageriali);
- gestione di progetti;
- gestione di crisi
aziendali;
- management delle
competenze;
- gestione del
cambiamento.
Più
nello specifico, un intervento di TM può essere
utile nelle seguenti situazioni:
- quando si debba
gestire una situazione di turnaround
legato ad un momento di crisi;
- quando si debba
rimettere in sesto un’ azienda o
una sua parte prima di procedere alla sua vendita;
- quando si debba
pilotare e gestire un processo
complesso di cambiamento, che interessi la cultura, la
strategia e la struttura aziendale;
- quando si debba
lanciare nuove attività, specie se
all’estero;
- quando si debba
gestire situazioni di post merger;
- quando si debba
attuare il coaching di un manager
permanente;
- quando sia necessario
gestire la transizione in
attesa dell’ ingresso di un manager permanente;
- quando si debba
contribuire a gestire con successo
il passaggio generazionale;
- ogni qualvolta
sia necessario gestire un progetto mirato.
Esiste quindi una serie di problematiche
che si prestano
più di altre ad essere risolte con un intervento di TM:
sicuramente una lista
come quella sopra riportata può essere un buon punto di
riferimento per
iniziare a valutare la fattibilità di questa ipotesi di
intervento.
Operare però in questo modo
sarebbe totalmente riduttivo ed anche non
corretto: infatti, il fatto che un problema si presti ad essere risolto
in
ottica di TM, non significa necessariamente che la stessa soluzione sia
quella
ideale per qualsiasi azienda.
E’ infatti necessario
cambiare prospettiva e
partire dalla ricognizione di uno specifico problema all’ interno dell’
azienda; meglio ancora sarebbe seguire i seguenti passi:
- definire una lista dei
problemi esistenti,
valutando per ciascuno di essi il costo della non soluzione (o di una
soluzione
tampone non ottimale) su base annua, ciò che consente di
determinare il livello
di priorità, nonché il grado di urgenza, dei vari
problemi;
- valutare se esistono
modi alternativi per risolvere
lo stesso problema, ovvero
- esistono le risorse manageriali disponibili,
ma
esiste un problema di definizione dei processi e delle metodologie
più
opportune? Forse potrebbe avere più senso ricorrere ad un
intervento di consulenza
direzionale;
- ho risorse interne
di livello disponibili e i tempi
di risoluzione del problema sono “normali”, ovvero le condizioni
ambientali non
richiedono di imprimere alcuna accelerazione? Potrebbe
essere sufficiente ricorrere ad una
soluzione di management di
tipo permanente.
Nella
realtà, una volta identificato il problema da
risolvere, molte aziende guardano dapprima al loro interno per
verificare la
possibilità di una soluzione, con una motivazione che è
però più legata a
ottimizzare i costi che a ricercare una soluzione ottimale:
- il distacco di un
manager interno, che può essere
non idoneo in termini di competenze, ma non solo: può vedere l’
incarico come
un disturbo nei suoi piani di sviluppo di carriera, finendo per non
trasmettere
la necessaria motivazione ai suoi collaboratori. Succede anche che l’
azienda
decida di ricorrere a manager altrimenti non utilizzabili o
ricollocabili,
spesso proprio per questa unica ragione, e quindi a maggior ragione
incapaci di
motivare il gruppo, dai quali sono a loro volta poco stimati (ovvero:
perché
mandarci un riciclato quando ce ne serve uno bravo?);
- promozione di un buon
numero due di funzione: a
meno che il manager in questione non sia già pronto ad assumere
in toto le
nuove responsabilità, è una soluzione sconsigliabile in
quanto si rischierebbe
di bruciare la persona, creando demotivazione sia nel manager sia in
tutta la
struttura da lui gestita.
In
aziende di medie dimensioni si ricorre spesso
alla figura del non executive director o consigliere di
amministrazione:
l’unica controindicazione può derivare dal fatto che spesso i
profili dei
consiglieri sono più orientati all’ aspetto strategico e di
coordinamento che a
quello di un’ operatività spinta come spesso richiesto da questo
tipo di
situazioni.
In sintesi, se dalla verifica preliminare si rileva
che esistono problemi i quali presentano almeno una delle seguenti
condizioni:
- scarsità di
risorse manageriali di qualità;
- necessità di
operare in tempi brevi e ristretti;
- non idoneità di
soluzioni alternative;
- non
praticabilità di soluzioni interne
ecco
che siamo in presenza dell’ oggetto di un
potenziale intervento di TM.
Lo schema di autovalutazione presentato in tabella
può essere un valido supporto nella corretta identificazione di
situazioni
potenzialmente risolvibili attraverso un intervento di TM.
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