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Temporary
Management
1. Cos'è il
Temporary
Management
(TM)
2.
Cosa non è il
TM e con cosa non va confuso
3. Quando utilizzarlo
4.
Perché le aziende scelgono un TM?
5. Come trovare
il manager adatto
6.
E per le PMI?
2. Cosa non
è il TM e con cosa
non va confuso
Nei
paesi come l’Italia ove questo strumento è
ancora in fase di sviluppo, è facile imbattersi in alcuni luoghi
comuni che
rischiano di creare confusione sia nei potenziali utilizzatori sia nei
manager
che si avvicinano a questa professione. Vediamo i più frequenti.
Non
è consulenza
Il temporary manager (di seguito indicato come
Tman) gestisce ed esegue, il consulente consiglia: questa in sintesi la
distinzione.
La confusione nasce per una serie di motivi:
- molti consulenti
tendono ad affermare di “operare
nella pratica come dei temporary manager” perché l’azienda
cliente, specie se
di natura imprenditoriale, segue le loro indicazioni, magari facendosi
anche
accompagnare nella fase realizzativa. L’elemento differenziante sono le
deleghe
operative di cui il manager dispone per gestire il progetto e
raggiungere gli
obiettivi definiti, e che normalmente un consulente non ha;
- è vero che in
alcuni casi il TMan opera con un
rapporto di collaborazione professionale e quindi con la veste formale
di
consulente; non va però confuso l’ aspetto contrattuale con l’
aspetto
sostanziale dei contenuti dell’ incarico e delle competenze richieste
al
manager, ovvero poteri/deleghe e capacità di esecuzione;
- il TM non è
alternativo alla consulenza, è
semplicemente una professione diversa, che richiede a sua volta
attitudini,
motivazioni e competenze diverse da quelle normalmente identificabili
in un
consulente;
- esiste infine un
sottile legame tra TM e
consulenza: spesso, un intervento di TM segue un intervento di
consulenza,
svolto da altri, nel quale sono state identificate e definite una serie
di
azioni da intraprendere per raggiungere un dato obiettivo: il temporary
manager
diviene colui che implementa quanto suggerito dal consulente, il quale
a sua
volta può affiancare il TMan. In alcuni casi, l’ intervento
stesso di TM viene
preceduto da un intervento di tipo consulenziale da parte della
società di TM,
finalizzato ad identificare le leve critiche su cui l’ intervento
stesso
dovrebbe operare.
E’
una professione full time, non un riempitivo tra
due lavori
Molti manager in
situazione lavorativa precaria si
avvicinano al TM con questa idea; il TM
però rappresenta la soluzione umana ad un problema di business e
non la
soluzione di business ad un problema umano. Il vero TMan
è colui che opera come un vero
imprenditore di sè stesso,
attento e capace a gestire alcune leve basilari di successo, quali:
- il marketing di
sé stesso;
- lo sviluppo
attento di una propria rete di
relazioni;
- l'autoformazione
costante.
In
concreto: in una fase di mercato ancora
nascente, è possibile che il TM , insieme a risolvere il
problema di business,
risolva anche un problema umano, ma se il manager non mette in atto i
cambiamenti richiesti, rischierà di essere emarginato sia dal
mercato della
dirigenza tradizionale, che da quello emergente del TM.
Non
è
mestiere da “manager alla ricerca di un
lavoro”
Il
TM è
una professione dai contenuti
particolarmente elevati e richiede manager dotati di elevate
qualità
professionali e personali.
Se essere
licenziati è oggi un fatto “più normale”
che in passato, che può capitare spesso per motivi totalmente
slegati dalla
qualità del proprio lavoro (fusioni, acquisizioni, rottura con
l’ imprenditore,
... ), ciò che crea la differenza e le premesse per una
rinascita professionale
è il modo in cui un fatto comunque traumatico viene vissuto e
metabolizzato.
Ad
esempio
è la ricerca di nuove sfide
intellettuali che spinge manager che hanno già operato come
Direttori Generali
a confrontarsi con incarichi di tipo
specialistico/funzionale, senza alcun problema di demotivazione o di
accettazione dell’ incarico come extrema ratio: si tratta di manager
che
vendono know how, che sono ben pagati per questo (a livello di
Direzione
Generale nel caso considerato), e a cui non interessa più una
carriera di tipo
tradizionale, cha hanno già svolto con successo e a cui hanno
poco altro da
chiedere.
Non
è
mestiere solo per manager in fine di carriera
Dalle esperienze
europee emerge come sia in atto un
movimento di progressiva diminuzione dell’età di coloro che
valutano
seriamente il TM come una possibile opzione professionale: il fenomeno
è
rilevabile in Francia, come in Germania, come in Inghilterra.
Per quanto
riguarda l’ Italia, si possono solamente
fornire alcune piccole evidenze:
- già oggi
molti giovani manager di successo, nella
fascia d’ età 30-35 anni, mostrano reale interesse per questo
tipo di
professione;
- su progetti di un
certo respiro temporale (2-3 anni)
operano già manager di circa 40 anni, ovviamente a fronte di
progetti
stimolanti dal punto di vista dei contenuti e sostenuti da un adeguato
pacchetto economico.
Non
è una professione per tutti i manager
Essere stato un
manager di successo è condizione
necessaria, ma non sufficiente per diventare un buon
temporary. E’ un problema di competenze
specifiche, ma anche di caratteristiche psicologiche e personali, non
ultima la
capacità di gestione dello stress.
Non solo: nel
caso di interventi di TM assume
particolare rilevanza il profilo etico del manager, in quanto, dati i
tempi
spesso brevi dell’ intervento, la delicatezza delle aree da toccare e
il
livello di sensibilità delle informazioni con cui un temporary
manager può
venire a contatto, assai gravi possono essere i danni provocati da
manager che
perseguano propri obiettivi personali.
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